Palazzo della Accademia

Il Palazzo sorse la' dove in precedenza esisteva un edificio di fondazione medioevale le cui vestigia si intravedono nelle fronti affacciate sulle vie Pomponazzo e Ardigò. Appartenuto dopo il 1530 a Ferrante Gonzaga (figlio dei marchesi Francesco II e Isabella d’Este), quindi dal 1557 al figlio Cesare, quest’ultimo vi insediò nel 1562 l’Accademia degli Invaghiti e, probabilmente, anche un piccolo teatro. Fu qui che, nel 1607, Claudio Monteverdi diede la prima rappresentazione del melodramma “Orfeo”. Dal 1610 ospitò l’Accademia Letteraria degli Invitti (quella degli Invaghiti passò in Palazzo Ducale), detta dal 1648 dei Timidi. Le dette aggregazioni sono le dirette ascendenti dell’odierna Accademia Virgiliana, una fra le più antiche d’Italia. Ottenuta la “real protezione” dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria con decreto del 2 ottobre 1752, fu successivamente costituita in Reale Accademia di Scienze e Belle Lettere con decreto dell’imperatrice del 9 novembre 1767

Successivamente a essa si aggregarono l’Accademia di Pittura, Scultura e Architettura (costituita sempre nel 1752), la Filarmonica, la Colonia di Arti e Mestieri e quella Agraria. Fu così che il rettore, il conte Carlo di Colloredo, si attivò per rinnovarne la sede. Venne innanzitutto demolito il teatrino cinquecentesco, plausibilmente a gradoni, per costruire una nuova sala a palchetti il cui progetto fu affidato nel 1767 all’architetto Antonio Galli Bibiena. Ultimato nel 1769 il teatro, detto appunto “scientifico”, destinato alle pubbliche riunioni accademiche, alle recite e ai concerti, si pensò al riassetto dell’intero edificio. Fu così che l’architetto veronese Paolo Pozzo curò, fra 1773 e 1775, le realizzazione del progetto che, nel 1770, Giuseppe Piermarini aveva redatto per il nuovo Palazzo dell’Accademia. Di mano del progettista del Teatro alla Scala di Milano restano a tal proposito 4 disegni conservati presso la Biblioteca Comunale di Foligno. Essi furono preferiti a quelli redatti, quello stesso anno, dall’architetto mantovano Gaetano Crevola (oggi conservati nell’Archivio di Stato di Milano) e da Antonio Galli Bibiena. Il Pozzo non rinunciò ad apportare modifiche al progetto del folignate, come nella sala delle sessioni accademiche (comunemente detta del Piermarini) nel cui progetto originario aveva ravvisato la permanenza di ornamentazioni rococò che contrastavano con le istanze neoclassiche di cui era alfiere. Dopo la demolizione dell’attigua chiesa di Santa Maria del Popolo, il fianco del palazzo (quello affacciato su Piazza Dante) è stato riordinato nel 1891 imitando la partitura architettonica pensata da Piermarini per la facciata.