Dall’Accademia degli Invaghiti all’Accademia Nazionale Virgiliana

di Scienze Lettere e Arti in Mantova

Dall’antica sodalità alla moderna istituzione 

1. In principio

«Dopo il risorgimento delle Lettere nel secolo XV la parola Accademia fu richiamata a nuova vita dagli Italiani per indicare un’associazione di individui diretta a coltivare il sapere e la scienza e per lo più istituita e ordinariamente dotata dal capo dello Stato. Le prime Accademie che si resero distinte in Italia sorsero in Roma, in Napoli ed in Firenze. Tutte le altre città consorelle avendone dippoi imitato l’esempio, le Accademie crebbero così, che in diverse di queste città si contarono perfino dieci e più istituzioni di simil genere.» (C. D’Arco, ante 1872, c. 5).

La rivalutazione del pensiero di Platone, padre dell’Accademia, e la nascita della filologia in conseguenza della riscoperta delle civiltà antiche greca e latina nell’età dell’Umanesimo, da sole non avrebbero determinato la nascita delle accademie nel Quattrocento (parola in uso allora in senso lato), senza il culto dell’individuo ideale dalla vita esemplare per «arte, ‘ngegno, ordine e misura», capace di essere, come Cosimo de’ Medici, mecenate per «gli uomini che avevano qualche virtù» (Lirici Toscani del Quattrocento, II, 1973; V. da Bisticci, a cura di A. Greco, II, 1970-1977; D. Kent, 2009). Rinato nelle umane lettere, il pensiero di uomini di Stato ideali in quanto mecenati umanisti, fiorì dunque nelle accademie intese quali vere sodalità classiche, prima a Firenze, poi a Napoli e a Roma.

L’Accademia Platonica nacque all’indomani del Concilio di Firenze del 1439, dalla stimolante presenza degli umanisti bizantini, grazie all’iniziativa di Cosimo de’ Medici, sostenuta da Marsilio Ficino, di promozione degli studi di filologia greca; una precedente esperienza di cenacolo umanistico sarebbe da vedersi nella dimora ‘Valdarnina’ di Poggio Bracciolini (D. Manzoli, 2012, p. 82).   L’Accademia Napoletana sorse dopo il 1443, per volontà di Alfonso V d’Aragona, fu detta Porticus Antoniana, dalla suggestione della casa a portici del suo mentore, l’umanista Antonio Beccadelli, il Panormita (Palermo 1394-Napoli 1471), e fu d’impronta filosofico-naturalistica. Intorno allo stesso 1443 il cardinale Bessarione (Trebisonda 1403-Ravenna 1472), giunto a Roma, diede vita nella sua casa presso la Basilica dei Santi XII Apostoli all’accademia nota con il suo nome, per la versione in latino degli antichi testi greci filosofici e teologici (Manzoli, 2012, pp. 84-85); tra i sodali dell’Accademia Bessarioniana era anche Pomponio Leto (Diano 1428-Roma 1497), che istituì l’Accademia Romana o Pomponiana, giudicata una gemmazione della Bessarioniana (D. S. Chambers, 2012): essa coltivava l’ammirazione per le testimonianze antiquarie profane e promuoveva le sue adunanze dal 1450 nella casa dell’umanista sul Quirinale. Le prime accademie ebbero dunque una dimensione ‘domestica’, furono cenacoli del pensiero e, per antonomasia, luoghi di convivialità della cultura.

La corte di Mantova e i Gonzaga si distinsero per la loro attenta e precoce percezione del fenomeno accademico ai suoi albori; il primato e la posizione di spicco per tale sensibilità è del figlio di Ludovico II, Francesco Gonzaga (Mantova 1444-Bologna 1483), primo cardinale della famiglia, che fu uno tra i sostenitori dell’Accademia Pomponiana, alla quale accordò la sua protezione nonché la difesa, tra il 1467 e il 1468, degli amici accademici sospettati di eresia per il paganesimo implicito nel culto della scienza antiquaria che caratterizzava la sodalità: principalmente per questo gli accademici, caduti nell’accusa di cospirazione mossa loro da papa Paolo II Barbo, vennero tenuti a lungo prigionieri con il loro mentore e con molta durezza in Castel Sant’Angelo. In difesa degli accusati lo stesso cardinale Bessarione profuse buoni uffici. Durante una vacanza estiva del 1467, nella propria dimora di Marino sui colli Albani, il giovane cardinale Francesco Gonzaga promosse la composizione del De honesta voluptate et valetudine, scritta da Bartolomeo Sacchi, il Platina (Piadena/Cremona 1421-Roma 1481), stampata pochi anni dopo nel 1475, non un semplice libro di cucina nel genere letterario dei regimina sanitatis, ma il vero e proprio organigramma, ancorché dissimulato, dell’Accademia Pomponiana, per i nomi dei destinatari, molti dei quali accademici, delle preparazioni culinarie e delle indicazioni salutari di maestro Martino, il cuoco del cardinale, rivelatrici di una consuetudine tra i membri della sodalità e la casa del cardinale Gonzaga, luogo di cenae collaticiae, dove il desiderio onesto del cibo appagava, nella partecipazione collettanea alla discussione dei dotti, il corpo e la mente (P. Tosetti Grandi, 2006, n. 87, pp. 434-437; Ead., 2009, p. 210; Ead., 2012).

La prima vivace esperienza accademica nella città di Mantova è ancora una volta legata alla sensibilità culturale dei Gonzaga: fu l’Accademia di San Pietro, mentore Mario Equicola (Alvito/Frosinone 1470 ca-Mantova 1525), precettore e consulente culturale di Isabella d’Este; la marchesa e il marito Francesco II Gonzaga sostennero l’istituzione, la ospitarono nel loro palazzo accanto alla Cattedrale di San Pietro, come testimonia con entusiasmo Paolo Giovio, medico e storico, infine vescovo di Nocera; fu luogo di incontro e di intensi scambi culturali per sodali quali Pietro Pomponazzi, Battista Spagnoli, Teofilo Folengo, Andrea Mantegna, Leon Battista Alberti, Giulio Romano, Tiziano Vecellio, Baldassarre Castiglione, Pietro Bembo e Matteo Bandello (G. Azzali Bernardelli, 2012).

2. L’Accademia degli Invaghiti: la sua vita dal Cinquecento al primo Seicento

Naturalmente figlie delle protoaccademie del Quattrocento, le accademie che nel Cinquecento fiorirono in tante città d’Italia per iniziativa di signori dominanti e letterati, rispondevano allo stesso bisogno di uomini colti di confrontarsi nel proprio sapere e nei propri scritti con i membri della sodalità, ma la sobria severità dell’originario convivio, espressa nella rivisitazione dei classici, aveva acquistato dimensione sociale e peculiarità nuove grazie all’idealizzazione della «conversazione [intesa come] il vero affinamento e l’intera perfezzione della dottrina [nella convinzione] che giov[i] più al letterato un’ora ch’egli dispensi nel discorrere con i suoi eguali, ch’un giorno di studio in solitudine», secondo le parole di Stefano Guazzo (Casale Monferrato? Trino? 1530-Pavia 1593), autore de La civil conversazione (Brescia, Vincenzo Sabbio, 1574) (S. Guazzo, a cura di A. Quondam, 2010, I, p. 32).

La corte di Mantova ebbe sicuramente un ruolo da protagonista nell’invenzione della conversazione come modello culturale, che cominciò ad affermarsi assai per tempo, nei primi decenni del secolo, codificato dalle pagine de Il libro del cortegiano (Venezia, Aldo Manuzio, 1528) di Baldassarre Castiglione (Casatico/Mantova 1478-Toledo 1529), figlio di Aloisa Gonzaga del ramo de’ Nobili; Stefano Guazzo, membro dell’Accademia degli Invaghiti, nome accademico il Pensoso, che nella sua opera trasformò l’elegante lievità d’atmosfera del Castiglione in una monumentale costruzione teorica, era stato uomo di corte dei Gonzaga nel feudo di Casale Monferrato dove, nel 1561, aveva fondato l’Accademia degli Illustrati, inoltre segretario di Margherita Paleologo vedova Gonzaga e consigliere del figlio duca di Mantova Guglielmo.

Gli accademici erano ‘gentili huomini’ (Stanze composte da alcuni gentili huomini dell’academia De gli invaghiti […], M.D.L.XIIII.), non più solenni umanisti del recente passato, ma aristocratici e borghesi, autori e nel contempo lettori critici di ceto più vasto, membri dell’eccellenza sociale di nascita e di censo, che trovava la sua ragion d’essere intorno al signore nell’esercizio del confronto dibattuto dei saperi, in un circuito più vasto di quello della corte (Tosetti Grandi [2013], pp. 155-156): nella città e nell’accademia e da questi luoghi d’elezione in altre accademie d’altre città, come si evince seguendo, attraverso le dissertazioni, le letture accademiche e gli elenchi, i nomi di uomini di cultura contemporaneamente affiliati a più sodalità, ricavando dalle fonti tracce che disegnano per noi, a distanza di secoli, la geografia di una cultura accademica itinerante (R. Tamalio, 2012).

L’accademia più importante del Cinquecento a Mantova, per le sue opere letterarie e musicali, per lo stile delle sue convocazioni, per la personalità del suo mentore e lo splendore della sua sede, fu l’Accademia degli Invaghiti. Questa venne fondata in Mantova da Cesare Gonzaga (Mantova 1536-Guastalla 1575), nipote abiatico di Isabella d’Este, grazie alla solida eredità culturale della sua famiglia (Tosetti Grandi [2013], p. 157), il 13 novembre 1562 (I. Affò, 1780, p. 9), nel suo palazzo, che fu già di suo padre Ferrante e prima di lui dei suoi antenati, ovvero di Guido Gonzaga, l’eminenza benedettina di casa, poi del cardinale Francesco. Oggi, dopo i rifacimenti intercorsi nei secoli, questo è sede dell’Accademia Nazionale Virgiliana. Il luogo che costituisce il trait d’union delle accademie mantovane del Cinquecento, del Seicento e di quelle che nel Settecento furono le progenitrici dell’Accademia Nazionale Virgiliana è infatti questo palazzo gentilizio. Cesare fu quindi il primo Rettore degli Invaghiti, ebbe il nome accademico di Costante (P. Baccusi, 1575, p. [9r]; Raccolta di cinquantaquattro lettere, secc. XVIII e XIX, lett. 27, cc. 74r-v: 9 febbraio 1566; lett. 33, c. 86: 9 febbraio 1568; lett. 46, c. 111: 26 febbraio 1576; R. Perini, 2012); volle come impresa accademica, impressa in forma di medaglione che gli accademici portavano pendente sul petto, un’aquila mirante il sole, esplicata dal motto Nil pvlchrivs (nulla più bello) ispirato a Cicerone, Lettere ai familiari (9. 14): «Nihil virtute formosius, nil pulchrius»; «Nihil est virtute formosius, nihil pulchrius» (Nulla è più attraente, nulla più bello della virtù).

Cesare, dopo gli studi giuridici a Padova e a Bologna, nel 1560 aveva sposato Camilla, sorella del cardinale Carlo Borromeo, confermando così l’intrinsichezza con la nobiltà milanese già del padre Ferrante, che in Milano aveva vissuto, quale viceré di Carlo V, nella splendida dimora suburbana La Gonzaga, già villa La Gualtiera, acquistata nel 1547 e risistemata dal suo architetto Domenico Giunti (poi villa Simonetta). La trama di queste relazioni avvicinò Cesare pure al pontefice, zio in linea materna di Carlo Borromeo, il milanese Giovanni Angelo de’ Medici, Pio IV, che concesse all’Accademia degli Invaghiti nel 1564, anche per intercessione del duca Guglielmo Gonzaga, tra altri privilegi, la dignità universitaria (laurea in ambo i diritti, medicina e poesia), che veniva conferita nel pieno rispetto delle norme allora vigenti negli atenei (S. Davari, 1876, p. 21), come attestano circa cinquanta verbali (ASMn, Archivio Gonzaga) riguardanti cerimonie di laurea in giurisprudenza i quali, documentanti gli anni dal 1639 al 1721, comprovano una prassi verosimilmente già consolidata dalla prima età degli Invaghiti.

Le condizioni economiche non floride non frenarono la passione collezionistica di Cesare per i marmi antichi e le medaglie (C. M. Brown, A. M. Lorenzoni, 1993, passim): come opera d’arte in una cornice quale non poteva essere più appropriata che l’Accademia, la sua galleria di antichità, Galleria di Marmo, venne inaugurata, in concomitanza con l’istallazione del Gabinetto delle monete, nella primavera del 1565 nel suo palazzo mantovano, fu visitata nel 1566 e ammirata da Giorgio Vasari che ne scrisse con grande elogio nelle Vite (G. Vasari, 1568, a cura di G. Milanesi, 1906, VI, pp. 489-490; Brown, Lorenzoni, 1993, pp. 31, 124-125).

Cesare Gonzaga promosse in accademia iniziative teatrali, documentate fin dal 10 dicembre 1563 (Raccolta di cinquantaquattro lettere, secc. XVIII e XIX, lett. 1, c. 10); prima del 1565 nell’ala orientale del suo palazzo aveva infatti realizzato un piccolo teatro (U. Bazzotti, 2012) e una lettera dell’18 maggio 1567 documenta qui una recita della compagnia dei Graziani, ovvero di «Graziano delle Godig[h]e» (A. D’Ancona, 1891, II, pp. 445-447; O. G. Schindler, 2005, p. 109). Il drammaturgo ebreo e teorico del teatro Leone de’ Sommi (Mantova 1527-1592) compose commedie rappresente all’Accademia degli Invaghiti fin dalla sua istituzione (D. Kaufmann, 1898, p. 450). Autore dei Quattro dialoghi in materia di rappresentazioni sceniche (D’Ancona, 1891, II, p. 413, pp. 578-582; L. de’ Sommi, a cura di F. Marotti, 1968), il drammaturgo sottopose la sua opera all’attenzione di Cesare Gonzaga nel 1565 e, anche se ebreo, perciò inammissibile all’Accademia degli Invaghiti, vi fu ammesso nel 1566, con il ruolo di scrittore accademico (D’Ancona, 1891, II, p. 406; Kaufmann, 1898, p. 451; D. Almagor, 2008); il suo rapporto con l’accademia è attestato inoltre il 12 aprile 1566, il 15 giugno, il 30 luglio e il 12 agosto 1568 (Raccolta di cinquantaquattro lettere, secc. XVIII e XIX, lett. 30, cc. 80-81; lett. 35, c. 90; lett. 36, c. 91; lett. 37, c. 94). Nel 1575 Leone de’ Sommi si diceva onorato di scrivere drammi per l’accademia e celebrava il ricordo della morte del fondatore, avvenuta nello stesso anno, con la favola pastorale I doni; la sua attività di scrittore accademico era ricordata nel 1580 dal figlio di Cesare, Ferrante II, a lui subentrato come protettore dell’accademia (D’Ancona, 1891, II, pp. 407, 409-410).

L’Accademia degli Invaghiti ebbe fin dalla sua origine una caratteristica distintiva rispetto alle numerose altre che già si contavano nella Penisola e in Europa: fu un organismo aperto, infatti le letture e le dissertazioni dei suoi membri, chiamate semplicemente ‘accademie’, succedevano, con alternanza di convocazioni, a discussioni aperte al pubblico, così apprendiamo dalle parole di accademici del secolo XVIII che «I Forestieri più illustri, che venivano a Mantova, conducevansi, come a raro spettacolo, all’Accademia degl’Invaghiti» (G. Tiraboschi, 1777, VII, p. 154), dove «potevano intervenire [… anche] i cittadini, siccome in folla vi concorrevano» (L. F. Castellani, 1788, pp. 17-18).

Dopo la morte del fondatore, nel 1575, fu Bernardino Marliani (Mantova 1542-1605), già Rettore nel 1574, segretario nel 1576, ancora Rettore nel 1590 (Raccolta di cinquantaquattro lettere, secc. XVIII e XIX, lett. 45, c. 110; lett. 52, c. 123), nome accademico l’Incitato, a riprendere l’attività accademica e a riportarla agli originari splendori con il sostegno del figlio di Cesare, Ferrante. Marliani fu uomo di corte, familiare del fratello di Cesare, cardinale Gian Vincenzo, ambasciatore dello stesso Cesare; ebbe una formazione giuridica, esperienza diplomatica e fu valente letterato, curò l’edizione gradita al Sant’Ufficio de Il libro del cortegiano di Baldassarre Castiglione, nonché una Vita dello stesso autore (Tamalio, 2007). A Marliani seguì nel ruolo di Rettore nel 1576 (e più tardi nel 1599) il medico ducale Marcello Donati (Mantova 1538-1602), già Vicerettore nel 1566, consigliere nel 1568, segretario nel 1569 e 1570 (Raccolta di cinquantaquattro lettere, secc. XVIII e XIX, lett. 27, c. 74; lett. 36, c. 91; lett. 40-41, cc. 99, 102; lett. 45, c. 110; lett. 54, c. 127), nome accademico il Secreto, naturalista, botanico e farmacologo, storico e umanista, collezionista di antichità greco-romane, epigrafi e monete, innovatore degli studi medici con la pubblicazione del trattato De medica historia mirabili libri sex (Mantova, Francesco Osanna, 1586), una raccolta sistematica dei casi pratici osservati durante la sua attività professionale (C. Grandi, 2012).

La musica, che ‘incorniciava’ le letture accademiche nel contesto di un’ideale convito delle arti tutte, proprio nell’Accademia degli Invaghiti vide l’indiscusso trionfo del primo capolavoro del melodramma italiano ed europeo, dove «tutti gli interlocutori parlano musicalmente»: La Favola d’Orfeo, rappresentata nel Carnevale del 1607, musicata da Claudio Monteverdi sulle parole del mantovano conte Alessandro Striggi, accademico Invaghito con il nome di Ritenuto (P. Besutti, 2012). Orfeo, poeta d’amore che non teme, per l’amata Euridice, gli Inferi, dove dilaniato e vinto continua a far vivere il suo canto innamorato, è un soggetto profondamente mantovano e gonzaghesco, se la sua elaborazione umanistica, dalle fonti classiche greche e latine (Virgilio e Ovidio), fu posta da Angelo Poliziano (Montepulciano 1454-Firenze 1494), durante un suo soggiorno presso i Gonzaga nel 1480, sotto l’egida del cardinale Francesco, che ne sostenne l’elaborazione letteraria «per spettacolo e musica» (Chambers, 1992, p. 71). La genesi e la significativa destinazione originaria del testo assegna dunque all’elaborazione Striggi-Monteverdi una continuità elettiva non casuale con la cultura di casa Gonzaga e nello specifico del cardinale Francesco, il primo Gonzaga dal quale parte anche la riflessione sulla cultura accademica mantovana.

3. Il Seicento e lo splendore del Settecento

Nel primo Seicento nacque a Mantova l’Accademia degli Invitti, mentre l’Accademia degli Invaghiti, protetta dai Gonzaga dominanti, fu ospitata dal 1610 nel Palazzo Ducale. Dopo il sacco di Mantova del 1630 l’Accademia degli Invitti, attestata nel 1643, fu protetta da don Giovanni Gonzaga, figlio naturale di Vicenzo II, e ospitata nel suo palazzo, quello che era stato di Cesare, cioè la sede originaria dell’Accademia degli Invaghiti. Pochi anni dopo gli Invitti mutarono nome e si diedero quello meno intrepido di Timidi, includendo nella loro sodalità, verso il finire del secolo, l’Accademia degli Imperfetti.

La vita dell’accademia non seguì fortunatamente le sorti della dinastia: Ferdinando Carlo di Gonzaga Nevers, alleato di Francia, Castiglia e Baviera nella Guerra di Successione spagnola, dopo la sconfitta della propria coalizione, perdeva il Ducato il 2 aprile 1707 –che passava agli Asburgo – e veniva dichiarato decaduto per fellonia dalla Dieta di Ratisbona il 30 giugno 1708. Nonostante la fine del dominio gonzaghesco l’Accademia dei Timidi rimase vitale e attiva come documentano i registri dell’archivio accademico, che ne attestano le convocazioni dal 1686 fino al 1767 (L’Archivio storico, 2013), anche le cronache mantovane confermano l’attività dell’istituzione (S. Gionta, 1570, a cura di A. Mainardi, 1844, pp. 235, 241).

Un dispaccio datato 1738 dell’imperatore Carlo VI al conte Luigi Cocastelli, vice governatore di Mantova, lasciava intendere che era importante restituire splendore all’Accademia che veniva designata come de’ Nobili Studiosi. Così nel 1747 il marchese Carlo Valenti, Àrcade in Roma, fondò a Mantova la Colonia Virgiliana degli Àrcadi, che un dispaccio cesareo del 1752 di Maria Teresa d’Austria (Vienna 1717-1780; imperatrice dal 1765) adunava in Palazzo Ducale. Ebbe l’impresa che è ancor oggi dell’Accademia Nazionale Virgiliana, l’avena rustica sospesa a nastri su quattro palme sorgenti dalle rive di acque in cui si bagna un cigno e il motto virgiliano Tibi Mantva Palmas ([riporterò] a te Mantova le palme), Georgiche (III, 10-15): «Primus ego in patriam mecum, modo vita supersit,/ Aonio rediens deducam vertice Musas;/ primus Idumaeas referam tibi, Mantua, palmas/ et viridi in campo templum de marmore ponam/ propter aquam, tardis ingens ubi flexibus errat/ Mincius et tenera praetexit harundine ripas» (per primo, tornando in patria, se vita mi basti, condurrò con me le Muse, tratte dalla cima di Aonio; per primo, o Mantova, ti riporterò le palme [trionfali] di Idumea e in un verde campo edificherò un tempio di marmo vicino alle acque, dove il grande Mincio scorre in lente anse, orlato sulle rive da tenere canne).

Il 20 luglio 1767, l’Imperatrice e il figlio co-reggente Giuseppe II, con un dispaccio al governatore della Lombardia, conte Carlo Firmian, sottolineavano l’esigenza che l’Accademia, ritenendo troppo angusto il solo ambito dell’eloquenza e della poesia, fosse un’istituzione aperta agli studi socialmente utili. Questi venivano, in un successivo dispaccio (9 novembre 1767), definiti e organizzati in quattro facoltà: filosofia, matematica, fisica sperimentale, belle lettere. Il decreto del 4 marzo 1768 fissava la denominazione di Reale Accademia di Scienze e Belle Lettere: si arricchiva così la Colonia Arcadica Virgiliana, si eleggeva il primo Prefetto della nuova istituzione, nominato il 3 maggio 1768, il conte Carlo Ottavio di Colloredo, coadiuvato da tre consiglieri così da costituire il Consiglio di Presidenza. Al Colloredo succedeva il conte Gherardo d’Arco, storico politico ed economista.

Il 29 maggio 1769 all’istituzione si aggiunsero l’Accademia Teresiana di Pittura, Scultura e Architettura fondata dal pittore Giovanni Cadioli nel 1752 (arricchita nel 1764 dalla Scuola di gessi e geometria del marchese Tommaso Arrigoni) e l’Accademia Filarmonica fondata nel 1761 dall’arpista Leopoldo Micheli: la nuova divenne così Reale Accademia di Scienze Lettere ed Arti.

            Il sostegno imperiale fu determinante non solo per il rinnovamento disciplinare dell’istituzione, ma anche per l’arricchimento strutturale e l’ammodernamento del Palazzo Accademico. Già nel 1767 una seduta dell’Accademia dei Timidi aveva deciso di ridar vita al primitivo teatro, realizzato da Cesare Gonzaga prima del 1565 nell’ala orientale del suo palazzo (Bazzotti, 2012). Già nei primi anni del Settecento Francesco Galli Bibiena aveva rilevato le misure del vetusto teatro e provveduto a fornire un elenco di materiali da acquistare per ristrutturarlo; artefice della compiuta realizzazione del nuovo teatro, proprio negli stessi anni in cui veniva avviata la rinascita culturale dell’Accademia, tra l’agosto 1767 e l’aprile 1768, fu il nipote di Francesco, Antonio Galli Bibiena (Parma 1697-Milano 1774), il quale, trasformando in virtù i vincoli strutturali preesistenti, con brillante intuizione adottò l’innovativa pianta a campana (come poi successivamente nel teatro dei Quattro Cavalieri Associati di Pavia nel 1771-1774), che suscitò grande ammirazione (Bazzotti, 2012). Qualche tempo dopo, il 16 gennaio 1770, nel nuovo teatro mantovano si tenne un concerto del giovanissimo Wolfgang Amadeus Mozart; l’edificio fu lodato con entusiasmo da Leopold Mozart, che ne scrisse alla moglie come del teatro più bello del mondo.

            Pochi anni dopo tutto il Palazzo Accademico venne riedificato tra il 1773 e il 1775, grazie al sostegno dell’autorità imperiale, su progetto di Giuseppe Piermarini (Foligno 1734-1808) e direzione dei lavori di Paolo Pozzo: l’edificio acquistò l’aspetto neoclassico che lo caratterizza, con l’aggetto del corpo mediano della facciata sui due corpi laterali a lesene ioniche binate, che inquadrano un doppio ordine di ampie finestre (C. Togliani, L. Volpi Ghirardini, 2009; C. Bonora Previdi, 2012).

            La funzione svolta dall’Accademia di accoglienza degli studiosi di diverse discipline e discussione delle loro opere fu assai importante. Particolare spicco ebbe in Accademia il libro di Cesare Beccaria (Milano 1738-1794), Dei delitti e delle pene (Livorno, Stamperia Marco Coltellini, 1764), per il segno impresso nella società e per il consenso mondiale, per il primato conquistato all’Italia e all’Europa nella critica alla pena di morte e nell’umanizzazione delle pene. L’autore con una lettera indirizzata al Prefetto dell’Accademia il 12 gennaio 1768 così si esprimeva: «Posso ben chiamarmi fortunato della mia operetta sopra i delitti e le pene se ha meritato il compatimento e l’approvazione di codesta Reale Accademia. Non potrei immaginarmi mercede maggiore e più conforme al mio modo di pensare, ed al carattere che professo di amico dell’uomo, di tale approvazione. Ricevo di questa un ben significante attestato nell’onore di essere aggregato alla Reale Accademia istituita dalla clemenza di Sua Maestà». (P. Gualtierotti, 2012; L’Archivio storico, 2013).

            Nell’ambiente ricco di stimoli dell’Illuminismo milanese, incoraggiato dalla politica riformatrice di Maria Teresa d’Austria, Cesare Beccaria, profondo indagatore dei fondamenti del diritto penale, fu, com’è noto, strettamente legato ai fratelli Pietro (Milano 1728-1797) e Alessandro Verri (Milano 1741-Roma 1816), strenui accusatori delle condizioni disumane dei carcerati, fortemente dibattute nell’Accademia dei Pugni, in seno alla quale i tre intellettuali maturarono le loro riflessioni sulla riforma delle pene. Questa Accademia, fondata a Milano nel 1761 da Pietro Verri, si riuniva nella sua casa ed ebbe tra le sue glorie la fondazione della rivista «Il Caffè», di cui Verri fu redattore principale. Filosofo, economista e letterato, autore di quelle Osservazioni sulla tortura (1777, edite a cura di Pietro Custodi nel 1804) dalle quali Alessandro Manzoni prese le mosse per la sua Storia della colonna infame, Pietro Verri il 10 gennaio 1768 esprimeva sull’Accademia mantovana un giudizio assai lusinghiero, ringraziando con una lettera le autorità per la patente di accademico: «La Reale Istituzione è uno dei più chiari argomenti del secolo illuminato a cui ci ha riservati la provvidenza, e la città di Mantova, che fino dai più remoti tempi cominciò a distinguersi fra tutte col dar l’essere al Principe degli Epici, meritava di essere anche contraddistinta ai nostri giorni con dare incitamento ed esempio alle altre città di scuotere il giogo dell’ignoranza e de’ pregiudizi, né poteva di meno attendersi dalla somma sapienza e magnanimità dell’Augustissima Istitutrice» (Gualtierotti, 2012; L’Archivio storico, 2013).

Nuovi istituti accademici si aggregarono negli anni settanta del Settecento alla Reale Accademia di Scienze Lettere ed Arti: intorno al 1770 nacque la Colonia chirurgica che, estendendo le proprie competenze, nel 1772 divenne Colonia medico-chirurgica. Particolarmente importante nell’ottica della politica riformatrice imperiale, che si proponeva un generale avanzamento del settore agricolo, fu la Colonia Agraria, istituita nel 1770, diretta dal funzionario dell’amministrazione asburgica questore Joannon de Saint Laurent, che ne fece un organo di studi, sperimentazioni e ricerche, per le quali l’Imperatrice concesse terreni agrari intorno ai palazzi del Te e della Favorita (E. Camerlenghi, 2012). Nel 1771 nasceva la Colonia delle Arti e Mestieri, nelle categorie: vestiaria, metallurgica e la fabbricatoria e nel 1777 la Scuola (gratuita) di musica vocale e strumentale.

Così organizzata e frequentata da personaggi di alto profilo europeo, per l’ampiezza delle materie trattate e per i mezzi di cui venne dotata, l’Accademia assunse un ruolo fondamentale nella cultura mantovana, lombarda ed europea, stringendo rapporti di vasto respiro con istituti internazionali. L’Accademia aveva acquisito, grazie alla varietà delle sue discipline, una fisionomia più simile ad una scuola universitaria che a una semplice sodalità. Tutto l’insegnamento superiore in città faceva capo all’Accademia, per programmi, cattedre e docenti; la sua modernità consisteva nella sua apertura al territorio, con pubbliche iniziative, concorsi e pubblicazione delle migliori memorie (V. Colorni, 1963, pp. 5-23: 11). Il 10 maggio 1773, nel messaggio inviato al conte Firmian, l’Imperatrice Maria Teresa d’Austria esprimeva la sua soddisfazione per i «progressi che fa in Mantova la R. Accademia delle Scienze e Belle Arti, colle differenti Colonie di altre Arti, alla medesima aggregate […] dopo le provvidenze da Noi date negli anni passati, per farvi prosperare l’industria ed il buon gusto». L’istituzione ricevette dall’augusta sovrana il dono dei ritratti proprio, del consorte Francesco I (Nancy 1708-Innsbruck 1765; imperatore dal 1745), del figlio Giuseppe II (Vienna 1741-1790) associato al trono dalla madre imperatrice e reggente dal 1765 fino al 1780.

Con l’inaugurazione del Palazzo Accademico, che nel mese di giugno vide un’intera settimana di adunanze letterarie (Gionta, 1570, ed. 1844, p. 277), l’Imperatrice Maria Teresa d’Austria fece coniare una medaglia con la propria effigie al dritto e l’iscrizione: m. theresia avgvsta., e al rovescio il fronte del nuovo edificio accademico con l’epigrafe: alendis civivm stvdiis/ mantvana academia novis institvtis avcta ciɔiɔ cclxxii (Nutrendo gli studi dei cittadini/ La Mantovana Accademia accresciuta l’anno 1772 da nuove istituzioni).

L’alto livello qualitativo degli studi e dei temi discussi nelle classi accademiche fece sì che le menti più dotte delle varie branche del sapere ambissero di farne parte, lusingandosi di esservi ammesse. Alessandro Volta (Como 1745-1827) in una lettera del 22 marzo 1777 scrisse: «Reputo a mia somma gloria l’essere stato ascritto a cotesta R. Società delle Scienze e Belle lettere […]» e avanzando il solenne proposito del proprio impegno culturale in Accademia sottoponeva «di buon grado al giudizio di Essa cotal mia operetta.» (L’Archivio storico, 2013) ovvero, per coincidenza di date, la Lettera sull’aria infiammabile nativa dalle paludi (Milano, Giuseppe Marelli, 1777), sul gas metano prodotto in questi luoghi, che fa pensare come l’attualità e le novità del sapere riuscissero a convivere con il culto della classicità (Gualtierotti, 2012). Con Alessandro Volta fecero parte dell’Accademia ormai famosa, personalità determinanti per la qualità della cultura illuminista europea: Giuseppe Parini, Ippolito Pindemonte, Lazzaro Spallanzani, Melchiorre Cesarotti, Girolamo Tiraboschi.

L’ultimo quarto del secolo vide l’adeguamento dello statuto del 1767 alla nuova vita e alla più complessa organizzazione dell’istituzione, con il nuovo codice approvato dall’imperatore Francesco II con i dispacci del 17 febbraio e 22 dicembre 1794.

4. Fine Settecento e primo Ottocento: tramonto della gloria e sopravvivenza dell’Accademia

La Rivoluzione francese segnò dal maggio 1796 all’ottobre 1797 un periodo di inattività per la Reale Accademia, data la sua origine austriaca. Alla capitolazione degli Imperiali, il 2 febbraio 1797, seguì però, l’8 marzo, l’assicurazione di Napoleone a mantenere e migliorare le istituzioni relative all’educazione, affidandone il controllo alla Commissione Amministrativa del Mantovano, guidata dal generale Alexandre Françoise de Miollis, il quale, amante dei classici e di Virgilio, volle che l’istituzione si fregiasse dell’appellativo di Virgiliana, così rinasceva l’intento che era già stato nel 1747 del marchese Carlo Valenti, fondatore in Mantova della Colonia Virgiliana degli Àrcadi. Un decreto del 31 maggio 1797 assegnò dunque all’Accademia Virgiliana di Scienze Lettere ed Arti un contributo di £. 100.000. L’istituzione visse quindi un periodo di tensioni per l’ostilità ideologica dei giacobini prima e il ritorno austriaco poi, cui seguì nel 1801 di nuovo quello francese ben più traumatico, che vide la spoliazione dei beni dell’Accademia e la cessazione delle sue funzioni per l’esclusione dai finanziamenti pubblici. Con il tramonto dell’età napoleonica, durante i decenni della Restaurazione (Mantova rimase sotto il dominio austriaco anche dopo l’Unità d’Italia, della quale partecipò solo cinque anni dopo, nel 1866) l’Accademia languì in un avvilente oblio, cui eccepì la rinascita, pur con molto ritardo, del Museo dell’Accademia, dovuta principalmente alla determinazione del conte Carlo d’Arco (Mantova 1799-1872). Il museo aveva avuto la sua prima forma tra il 1774 e il 1790, per impulso della casa imperiale austriaca, trovando negli accademici i suoi veri creatori. Posto nella sua prima forma nel Palazzo degli Studi (ubicato dietro l’edificio dell’Accademia insieme al quale costituiva un vero e proprio sistema di istituzioni di cultura) si componeva in origine della Galleria dei Marmi, del Museo di Storia Naturale e del Gabinetto Numismatico. Venne poi ridotto alla sola Galleria che raccoglieva statue e bassorilievi classici. Al degrado si oppose il conte D’Arco, dando alle stampe, nel 1837, il catalogo del Museo della Reale Accademia di Mantova, da lui illustrato per i testi dell’archeologo bresciano Giovanni Labus. Iniziò quindi da questo impulso la raccolta sistematica di reperti e monumenti pregevoli d’ogni epoca, fino alle più remote testimonianze romane, sparsi in vari luoghi della città e del territorio, aiutata dalla collaborazione entusiasta di molti nobili donatori e cultori mantovani, come Alessandro Ghirardini, dalla cui cospicua donazione di monete e antiche medaglie poté rinascere la sezione numismatica. Il Museo nel Palazzo Accademico venne istituito il 22 aprile 1852 sotto la direzione del conte D’Arco, anche se in breve volgere di tempo interferenze istituzionali e gravami burocratici ne complicarono la vita, come attestano le vibrate proteste del direttore nel 1864 (Bazzotti, 2001, p. 110).

5. Il secondo Ottocento e il Novecento

Il marchese Antonio Guidi di Bagno venne nominato dall’Imperatore nel 1861 Prefetto dell’Accademia e autorizzato a ridarle vita con l’elezione di nuovi soci e la riorganizzazione statutaria. La nuova Accademia venne inaugurata il 29 gennaio 1863, riconosciuta con decreto imperiale il 22 gennaio 1865 e «tolta da uno stato di umiliante oblio e vergognosa inoperatività a cui giaceva da quarant’anni», come sottolineò il conte Carlo d’Arco. Quando Mantova entrò nel Regno d’Italia con il plebiscito del 1866, l’Accademia trovò finalmente la sua nuova configurazione grazie anche al Prefetto, il patriota conte Giovanni Arrivabene, che le conferì un’impronta nettamente liberale ancorché ispirata alla Destra storica di orientamento governativo, grazie alle esperienze in campo economico e sociale da lui maturate in vari contesti culturali europei durante gli anni del suo esilio; egli ne resse la guida fino al 1881, quando a lui succedette lo storico e letterato Giovanni Battista Intra.

Il finire del secolo vide in Accademia il fervore delle ricerche umanistiche e storico-locali; nelle pubbliche adunanze veniva data lettura delle memorie che poi passavano alle stampe, che dal 1863 presero forma nella «Raccolta degli Atti e Memorie della Virgiliana Accademia», poi semplicemente «Atti e Memorie», le cui pagine attestano il vigore degli scritti e la varietà numerosa di nomi di fama nazionale ed europea, come quelli, solo per citarne alcuni, di Carlo d’Arco, impegnato nella vita civile e politica di Mantova, storico dell’economia, dell’arte, della cultura e delle vicende municipali, dello storico Luigi Carnevali, dell’archivista ed erudito Stefano Davari, del grecista e sanscritista Gaspare dall’Oca (R. Peca Conti, 2012), del pedagogista Roberto Ardigò, accademico linceo (M. Artioli, 2004, pp. VIII-IX), con i nomi, ormai nel nuovo secolo, degli archivisti Pietro Torelli e Alessandro Luzio, dello storico Romolo Quazza, dei latinisti Anacleto Trazzi e Concetto Marchesi, pure accademico linceo.

Il Palazzo Accademico ebbe sul finire dell’Ottocento la sua ultima modifica strutturale, con il prolungamento esterno laterale, possibile nel 1890-1891 dopo l’abbattimento della chiesa della Madonna del Popolo e la creazione della Piazzetta Dante Alighieri.

Nei primi anni del nuovo secolo l’Accademia venne guidata dal 1907 al 1928 da Antonio Carlo dall’Acqua, membro della Commissione conservatrice dei monumenti ed oggetti d’arte e di antichità per la Provincia di Mantova dal 1889, storico dell’arte, autore di opere quali: L’arte del Quattrocento a Venezia (Mantova 1904), e monografie su Properzia de’ Rossi, Giambattista Tiepolo, Canaletto, Longhi, Giovanni Segantini. In questo periodo tra i nomi degli accademici valenti spicca quello del filologo di fonti storiche Carlo Cipolla (Verona 1854-Tregnago 1917), che addottoratosi presso lo Studio patavino ebbe come maestri l’insigne diplomatista e paleografo Andrea Gloria e lo storico Giuseppe De Leva e fu autore di opere importanti a partire dalla sua prima: Fra Girolamo Savonarola e la costituzione veneta (1874), alla più famosa Storia delle Signorie italiane dal 1313 al 1530 (Milano 1881) e ai volumi Documenti per la storia delle relazioni diplomatiche fra Verona e Mantova nel sec. XIII (Milano 1901) e il prosieguo per il sec. XIV (Venezia 1906) (R. Manselli, 1981; G. Gardoni, 2012).    

Nella prima metà del Novecento vennnero approfonditi gli studi virgiliani, coronati dalle celebrazioni bimillenarie del 1930 per la nascita del poeta, per le quali l’Accademia promosse l’edizione delle opere curata da Giuseppe Albini e Gino Funaioli, che resta ancor oggi d’importanza fondamentale, mentre numerosi volumi raccolsero un’ampia mole di studi critici che si aggiunse a quelli ospitati dagli «Atti e Memorie». Accanto a questi ultimi l’Accademia promosse le serie Monumenta, per opere vaste e studi di diplomatica medioevale e Miscellanea per estesi studi scientifici.

Figura di spicco nei primi decenni del Novecento in Accademia Virgiliana fu Pietro Torelli (Mantova 1880-1948), dapprima accademico dal 1910, impresse uno spiccato rinnovamento all’istituzione con il rigore dei suoi studi e delle sue ricerche in diplomatistica dell’età comunale; nel 1919 venne eletto Viceprefetto, poi Prefetto dal 1929, attraversando le tensioni del fascismo e del secondo conflitto mondiale. Nel dopoguerra l’Accademia riuscì a risollevarsi e a riprendere le sue attività grazie alla grandezza della sua statura morale e culturale e alla sua energica azione. Ricoprì la carica di Prefetto accademico fino alla fine della sua vita, che fu coronata dall’elezione a senatore della Repubblica nel 1948 (Gardoni, 2012). Tra le sue rigorose opere storiche il suo nome rimane legato soprattutto, per limpida filologia, all’edizione critica della Glossa di Accursio al Corpus iuris civilis (Bologna 1934).

Dopo la presidenza dal 1948 di Eugenio Masè Dari, professore di Economia politica nell’Ateneo modenese, precursore dell’econometria e autore di studi di storia economica quali: M. T. Cicerone e le sue idee sociali ed economiche (Torino 1901), Ludovico Antonio Muratori e l’economia politica (Modena 1927), seguì la presidenza di Vittore Colorni, dal 1961 al 1972, studioso del diritto medievale e dell’ebraismo, in particolare delle comunità ebraiche del nord Italia e della Pianura Padana. Docente di Diritto ecclesiastico, quindi di Storia del Diritto Italiano, poi preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo ferrarese. Il suo nome è legato a saggi importanti come quello su Abraham Conat primo stampatore di opere ebraiche a Mantova e la cronologia delle sue edizioni (Firenze 1981) e a opere quali Il territorio mantovano nel Sacro Romano Impero (Milano 1959), Legge ebraica e leggi locali (Milano 1945).

Dal 1972 al 1991 fu presidente Eros Benedini, chirurgo di spicco che si distinse nelle tecniche operatorie all’avanguardia. Incrementò il prestigio dell’Istituzione organizzando importanti incontri accademici non solo riguardanti discipline scientifiche, ma anche storiche, classiche e artistiche (Mantova Città Festival 1974 e 1977, celebrazioni per il bimillenario della morte di Virgilio nel 1981). Fu promotore del riconoscimento ottenuto all’Accademia della qualifica di Nazionale (D.P.R. 8 maggio 1981 n. 371). Anche grazie a questa nuova dimensione l’Accademia Nazionale Virgiliana allargò le relazioni e i rapporti con istituzioni italiane e straniere e incrementò la produzione editoriale, che consentì scambi di pubblicazioni con università e istituti culturali nazionali ed internazionali.

Tra i presidenti che con il loro nome e le loro opere segnarono il progresso dell’Accademia va ricordato Claudio Gallico (in carica dal 1991 al 2006, data della sua scomparsa) per i suoi celebri studi su Claudio Monteverdi. Musicologo, fu membro dell’Accademia di Santa Cecilia e di diversi prestigiosi consessi scientifici. La sua ultima fatica, legata naturalmente al Teatro Accademico del Bibiena, fu quella di musicare e dirigere La Fabula d’Orpheo.

Giorgio Bernardi Perini, succeduto a Claudio Gallico (in carica fino al 2009), è uno dei massimi studiosi del poeta maccheronico mantovano Teofilo Folengo, dirige la rivista «Quaderni Folenghiani»; già docente di Letteratura Latina presso l’Ateneo patavino, è Presidente del Comitato Scientifico del Premio Internazionale Virgilio, che tutti gli anni celebra in Accademia, con un convegno di studi, il poeta latino in coincidenza con il suo genetliaco. A coronamento di questo annuale evento culturale, come di altri organizzati dall’Accademia, nel Teatro del Bibiena si tengono i concerti dell’Ensemble Archi dell’Accademia.

Dal 2009 al 2011 (data della sua scomparsa) ha presieduto l’Accademia Giorgio Zamboni pediatra, primario di Pediatria dell’Ospedale mantovano Carlo Poma e docente dell’Ateneo veronese. Uomo ricco di cultura umanistica aperta alla filosofia, nella quale pure era laureato e alla musica. In particolare da questo sua grande passione deriva il lascito all’Accademia della sua ricca raccolta musicale.

Dal 2011 è Presidente l’avvocato Piero Gualtierotti i cui interessi culturali e i cui scritti spaziano dall’ambito giuridico strettamente professionale a quello storico, vertendo su Pietro Aretino, Matteo Bandello, Luigi Gonzaga, la Corte di Castel Goffredo, Giuseppe Acerbi. Piero Gualtierotti è inoltre direttore della rivista «Il Tartarello» che ormai da 36 anni si occupa di studi, memorie, documenti e personaggi di storia mantovana.  

L’Istituzione ha promosso negli anni importanti convegni e pubblicazioni fondamentali per la cultura, che celebrano poeti come Virgilio, Teofilo Folengo, umanisti, letterati e artisti legati alla corte dei Gonzaga come Vittorino da Feltre, Leon Battista Alberti, Andrea Mantegna, Giulio Romano.

Nel 2012 l’Accademia Nazionale Virgiliana entra a far parte dell’Unione Accademica Nazionale formata da sole 12 accademie e presieduta dall’Accademia Nazionale dei Lincei.

                                                                                                                      

Bibliografia

Abbreviazioni:

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E. Camerlenghi, La Colonia Agraria dell’Accademia Reale di Scienze e Belle Lettere: dalla fondazione alle perlustrazioni di Angelo Gualandris, ibid.

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C. Grandi, La scienza medica e farmaceutica in Accademia e a Mantova nel XVI secolo: Marcello Donati e Antonio Bertioli, ibid.

P. Gualtierotti, Dall’Accademia degli Invaghiti all’Accademia Nazionale Virgiliana, ibid.

R. Peca Conti, Un ‘distinto allievo’ di Graziadio Isaia Ascoli socio effettivo dell’Accademia Virgiliana di Mantova: don Gaspare dall’Oca (1830-1902), ibid.

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P. Tosetti Grandi, Il mecenatismo accademico dei Gonzaga e la loro cultura antiquaria e umanistica nel Cinquecento, ibid.

2013. Ead., Componimenti in poesia e prosa nei primi anni dell’Accademia degli Invaghiti, inQuesto mi auguro: di finire insieme di scrivere e di vivere”. Scritti in memoria di Clifford Malcolm Brown (New York 1937-Ottawa 2012), a cura di A. M. Lorenzoni, P. Tosetti Grandi, «Civiltà mantovana», XLVII, 134 (2012) [2013], pp. 155-168:155-156.

L. Volpi Ghirardini, Progetto di consolidamento strutturale e miglioramento sismico. Analisi storica del costruito, Comune di Mantova, Palazzo dell’Accademia, Via Accademia, 47 e Piazza Dante Alighieri, 1, Ordine Ingegneri Provincia di Mantova (A 302), Mantova 28 febbraio 2013.

L’Archivio storico dell’Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova. Inventario a cura di A. M. Lorenzoni, R. Navarrini, Castelleone (Cremona) 2013.

a cura di Paola Tosetti  Grandi                                      sinossi

 

 

 

english version

From the accademia degli invaghiti

to the Accademia Nazionale Virgiliana

of Sciences Letters and Arts in Mantova

 From the ancient association to the modern institution

 

 

1. In the beginning

            «Dopo il risorgimento delle Lettere nel secolo XV la parola Accademia fu richiamata a nuova vita dagli Italiani per indicare un’associazione di individui diretta a coltivare il sapere e la scienza e per lo più istituita e ordinariamente dotata dal capo dello Stato. Le prime Accademie che si resero distinte in Italia sorsero in Roma, in Napoli ed in Firenze. Tutte le altre città consorelle avendone dippoi imitato l’esempio, le Accademie crebbero così, che in diverse di queste città si contarono perfino dieci e più istituzioni di simil genere.» (C. D’Arco, ante 1872, c. 5).

The re-evaluation of the thoughts of Plato, father of Greek concept of the Academy, and the birth of philology as a result of the rediscovery of ancient Greek and Latin civilisation would not have led of itself to the emergence of academies (a word used at that time in its broadest sense) in the fifteenth century, without the cult of the ideal individual leading an exemplary life dedicated to «arte, ‘ngegno, ordine e misura», able to be, like Cosimo de' Medici, patron of «gli uomini che avevano qualche virtù» (Lirici Toscani del Quattrocento, II, 1973; V. da Bisticci, a cura di A. Greco, II, 1970-1977; D. Kent, 2009). The idea of statesmen, as ideal in that they were patrons of the humanists, was reborn in the umane lettere and flourished therefore in the academies, seen as true classical associations, first in Florence, then in Naples and in Rome.

The Accademia Platonica was created following the Concilio in Florence in 1439, due to the stimulation of the presence of Byzantine humanists, and thanks to the initiative of Cosimo de' Medici, sustained by Marsilio Ficino, for the promotion of the study of Greek philology; however, a previous experience of a humanistic coterie as dining and debate ought to be seen in the ‘Valdarnina’ dwelling of Poggio Bracciolini (D. Manzoli, 2012, p. 82).

The Accademia Napoletana arose after 1443, by the wish of Alfonso V of Aragon and was called Porticus Antoniana, after the suggestion of the house with arcades of its mentor, the humanist Antonio Beccadelli, il Panormita (Palermo 1394-Naples 1471) and had a philosophical-naturalistic imprint. Around the same year Cardinal Bessarione (Trebisonda 1403-Ravenna 1472), arrived in Rome created in his house within the precincts of the Basilica dei Santi XII Apostoli, to the academy known by his name; its aim was to provide the Latin version of the ancient Greek philosophical and theological texts (Manzoli, 2012, pp. 84-85). Among the members of the Accademia Bessarioniana there was also Pomponio Leto (Diano 1428-Roma 1497), who established the Accademia Romana or Pomponiana, considered an offshoot of the Bessarioniana (D. S. Chambers, 2012): it cultivated admiration for pagan antiquities and held its meetings from 1450 in the house of the humanist on the Quirinal hill. The first academies, as circles of thought and therefore by definition also of convivial culture, had perforce a 'household' dimension.

The court of Mantua and the Gonzagas were distinguished by their timely attentive perception of the academic phenomenon in its early days. The leading figure in this sensitivity is the son of Ludovico II, Francesco Gonzaga (Mantova 1444-Bologna 1483), first Cardinal of the family, who was one of the supporters of the Accademia Pomponiana; to which, between 1467 and 1468, he granted not only his protection but also the defence of his academic friends suspected of heresy given the paganism implicit in the cult of antiquarian science that characterized the association. It was precisely for this reason that the academics, accused of conspiracy by Pope Paolo II Barbo, were brutally kept prisoners together with their president in Castel Sant'Angelo. In defence of the accused, Cardinal Bessarione also profused his good offices. During a summer holiday in 1467, at his home in Marino on the Albani hills, the young Cardinal Francesco Gonzaga promoted the composition of De honesta voluptate et valetudine, written by Bartolomeo Sacchi, il Platina (Piadena/Cremona 1421-Roma 1481) and published a few years later in 1475. It was not just a recipe book belonging to the literary genre of regimina sanitatis, but the true organigram, although disguised, of the Accademia Pomponiana. This is known through the names of the recipients – many of them academics ­– recipients of the culinary preparations and indications of healthy eating offered by Maestro Martino, the Cardinal’s cook, revealing a custom among members of the association and the house of Cardinal Gonzaga, a place of cenae collaticiae, where the honest desire for food, in the collective participation of learned discussions satisfied both body and mind (P. Tosetti Grandi, 2006, n. 87, pp. 434-437; Ead., 2009, p. 210; Ead., 2012).

The first lively academic experience in the city of Mantua is once again linked to the cultural sensitivity of the Gonzaga: it was the Accademia di San Pietro, whose mentor was Mario Equicola (Alvito/Frosinone 1470 ca-Mantova 1525), cultural advisor and tutor of Isabella d'Este; the Marchioness and her husband Francesco II Gonzaga supported the institution, housed in their palace next to the Cathedral of St. Peter. As Paolo Giovio – physician and historian, finally bishop of Nocera – witnessed with great enthusiasm; it was a place of meeting and intense cultural exchanges for the associates among whom were Pietro Pomponazzi, Battista Spagnoli, Teofilo Folengo, Andrea Mantegna, Leon Battista Alberti, Giulio Romano, Tiziano Vecellio, Baldassare Castiglione, Pietro Bembo and Matteo Bandello (G. Azzali Bernardelli, 2012).

2. The Accademia degli Invaghiti: its history from the Sixteenth to the early Seventeenth century

            Originating from the Fifteenth Century proto-academies, the academies that flourished in the Sixteenth Century in many cities of Italy due to the initiative of ruling Lords and men of letters, responded to the self-same need of cultured men to weigh their own culture, knowledge and writings against those of the members of the association, but the severity of the original sober though convivial dinner, as an expression of the review of the classics, had acquired a social dimension and a new peculiarity with the idealization of the «conversazione [intesa come] il vero affinamento e l’intera perfezzione della dottrina [nella convinzione] che giov[i] più al letterato un’ora ch’egli dispensi nel discorrere con i suoi eguali, ch’un giorno di studio in solitudine», in the words of Stefano Guazzo (Casale Monferrato? Trino? 1530-Pavia 1593), author of La civil conversazione (Brescia, Vincenzo Sabbio, 1574) (S. Guazzo, a cura di A. Quondam, 2010, I, p. 32).

The court of Mantua surely played a leading role in the invention of the conversation as a cultural model, which began to develop very early, in the first decades of the Century, as codified in the pages of Il libro del cortegiano (Venezia, Aldo Manuzio, 1528) by Baldassare Castiglione (Casatico/Mantova 1478-Toledo 1529), son of Aloisa Gonzaga, of the de' Nobili branch of the family. Furthermore, Stefano Guazzo, member of the Accademia degli Invaghiti, under the academic name of il Pensoso, whose work transformed the elegant lightness of Castiglione's atmosphere into a monumental theoretical construction, was a courtier belonging to the Gonzaga court in their feudal holding of Casale Monferrato, where, in 1561, he founded the Accademia degli Illustrati; he was also the secretary of Margherita Palaeologo, widow of Federico Gonzaga, and advisor to her son Guglielmo, the Duke of Mantua.

The academics were 'gentili huomini' (Stanze composte da alcuni gentili huomini dell’academia De gli invaghiti […] M.D.L.XIIII.), no longer the solemn humanists of the recent past, but aristocrats and bourgeoisie; they were authors and critical readers at the same time, members of a social excellence by birth or wealth, which found their raison d'etre around the lord in the exercise of learned disputation of different branches of knowledge in a wider circle than that of the court (Tosetti Grandi [2013], pp. 155-156): in the city and in the academy and, from these elite circles, to other academies in other cities, as can be seen through the dissertations, academic lectures and lists of the names of men of culture who were affiliated with several associations at the same time, obtaining, from the sources, evidence that draws for us, centuries later, the geography of an itinerant academic culture (R. Tamalio, 2012).

The most important academy of the Sixtheenth Century in Mantua, due to its literary and musical works, for the style of its meetings, for the personality of its mentor and the splendour of its residential palace, was the Accademia degli Invaghiti. It was founded in Mantua on November 13, 1562 (I. Affò, 1780, p. 9) by Cesare Gonzaga (Mantova 1536-Guastalla 1575) grandson of Isabella d'Este, as a direct consequence of the strong cultural heritage of his family (Tosetti Grandi [2013], p. 157), and was given its seat in his palace, which had previously been owned by Ferrante, his father, and before him by his ancestors, Guido Gonzaga, the most important Benedictine of the dynasty, and by Cardinal Francesco. Today, after the rebuilding of centuries of history, the same palace is the seat of the Accademia Nazionale Virgiliana. The building functions as the trait d'union of the Mantuan academies of the Sixteenth and Seventeenth Century and of those of the Eighteenth Century that were afterwards the progenitors of the Accademia Nazionale Virgiliana. Cesare became the first Rector of the Invaghiti, under the academic name of il Costante (P. Baccusi, 1575, p. [9r]; Raccolta di cinquantaquattro lettere, secc. XVIII e XIX, lett. 27, cc. 74r-v: 9 febbraio 1566; lett. 33, c. 86: 9 febbraio 1568; lett. 46, c. 111: 26 febbraio 1576; R. Perini, 2012). As the academic emblem he chose a medallion engraved with an eagle aiming at the sun which the academics wore as a pendant on their chests, surmounted by the motto Nil pvlchrivs (nothing is more beautiful) inspired by Cicero, Lettere ai familiari (9. 14): «Nihil virtute formosius, nil pulchrius»; «Nihil est virtute formosius, nihil pulchrius» (Nothing is more attractive, nothing more beautiful than virtue).

Cesare, after his legal studies in Padua and Bologna, in 1560 had married Camilla, the sister of Cardinal Carlo Borromeo, thus confirming his strong ties to the Milanese nobility, as had his father Ferrante, who, as Governor for Charles V, resided in the beautiful palace then known as La Gonzaga (previously as la Gualtiera and later called Villa Simonetta) which he purchased in 1547 and had redesigned by its architect Domenico Giunti. The web of these relationships also brought Cesare closer to the Pope, the Milanese Giovanni Angelo de' Medici, Pius IV, maternal uncle of Carlo Borromeo, who in 1564 granted the same dignity as the universities to the Accademia degli Invaghiti. Thanks also to the intercession of Duke Guglielmo Gonzaga, among other privileges the Invaghiti could confer Batchelor’s degrees in both ecclesiastical and lay Law, Medicine and Poetics, granted in full compliance with the rules then in force for the universities (S. Davari, 1876, p. 21). The activity as university is testified to by fifty minutes of the proceedings (ASMn, Archivio Gonzaga) regarding graduation ceremonies in Law which, documented in the years 1639 to 1721, demonstrate a practice already established by the first years of the Invaghiti.

Cesare’s passion for collecting ancient marbles and medals (Brown, Lorenzoni, 1993, pp. 31, 124-125) was not hindered by his not exactly prosperous economic status; his gallery of antiquities, the Galleria di Marmo, was opened in the spring of 1565 in his palace in Mantua in conjunction with the installation of his coin collection, the Gabinetto delle monete. As a work of art in a frame which could not be more appropriate than that of the Academy, it was visited and admired by Giorgio Vasari in 1566 who wrote of it with great praise in the Vite (G. Vasari, 1568, a cura di G. Milanesi, 1906, VI, pp. 489-490).

Cesare Gonzaga promoted theatre activities in the Academy documented from December 10, 1563 (Raccolta di cinquantaquattro lettere, secc. XVIII e XIX, lett. 1, c. 10); a small theatre had been created before 1565 in the eastern wing of his palace (U. Bazzotti, 2012) and a letter dated May 18, 1567 documents a recitation there by the company of Graziani, i.e. «Graziano delle Godig[h]e» (A. D’Ancona, 1891, II, pp. 445-447; O. G. Schindler, 2005, p. 109). The Jewish dramatist and theatre theorist Leone de’ Sommi (Mantova 1527-1592) composed comedies performed in the Accademia degli Invaghiti from its foundation (D. Kaufmann, 1898, p. 450). He was the author of the Quattro dialoghi in materia di rappresentazioni sceniche (D’Ancona, 1891, II, pp. 413, 578-582; L. de’ Sommi, a cura di F. Marotti, 1968) and in 1565 the dramatist submitted his work to Cesare Gonzaga's attention and was admitted to the Accademia degli Invaghiti in 1566 with the role of academic writer, since as a Jew he could not be admitted as a full academic membership (D’Ancona, 1891, II, p. 406; Kaufmann, 1898, p. 451; D. Almagor, 2008). His relationship with the Academy is also documented by letters dated April 12, 1566, June 15, July 30 and August 12, 1568 (Raccolta di cinquantaquattro lettere, secc. XVIII e XIX, lett. 30, cc. 80-81; lett. 35, c. 90; lett. 36, c. 91; lett. 37, c. 94). In 1575 Leone de' Sommi was said to be honored to write dramas for the Academy and celebrated the anniversary of the founder's death in the same year with the pastoral fable I doni; his activity as academic writer was also confirmed in 1580 by the son of Caesar, Ferrante II, who succeeded his father as the protector of the Academy (D’Ancona, 1891, II, pp. 407, 409-410).

Since its origin the Accademia degli Invaghiti had a distinctive feature in respect of the many other academies that already existed in Italy and in Europe. It was an open body; in fact the lectures held and the public dissertations of its members, then simply called ‘academies’ were followed, alternating the encounters, by discussions open to the public, as we know from the words of scholars in the Eighteenth Century: «I Forestieri più illustri, che venivano a Mantova, conducevansi, come a raro spettacolo, all’Accademia degl’Invaghiti» (G. Tiraboschi, 1777, VII, p. 154), where «potevano intervenire [… anche] i cittadini, siccome in folla vi concorrevano» (L. F. Castellani, 1788, pp. 17-18).

After the founder's death in 1575, Bernardino Marliani (Mantova 1542-1605), who was formerly Rector in 1574, Secretary in 1576, Rector again in 1590 (Raccolta di cinquantaquattro lettere, secc. XVIII e XIX, lett. 45, c. 110; lett. 52, c. 123), under the academic name of l'Incitato, resumed the academy’s activity and brought it back to its former glory with the support of Ferrante, Cesare’s son. Marliani was a courtier, a familiar of Cesare’s brother Cardinal Gian Vincenzo and also Cesare's Ambassador. He had a legal education and diplomatic experience, he was a talented man of letters, he oversaw the edition of Baldassare Castiglione's Il libro del cortegiano which met with the approval of the Holy Office, as well as a Vita by the same author (Tamalio, 2007). After Marliani, the role of Rector in 1576 (and later in 1599), was covered by the ducal physician Marcello Donati (Mantova 1538-1602), already Vicerector in 1566, Counselor in 1568, Secretary in 1569 and 1570 (Raccolta di cinquantaquattro lettere, secc. XVIII e XIX, lett. 27, c. 74; lett. 36, c. 91; lett. 40-41, cc. 99, 102; lett. 45, c. 110; lett. 54, c. 127), under the academic name il Secreto; he was a naturalist, botanist and pharmacologist, historian and humanist, collector of ancient Greek and Roman inscriptions and coins and an innovator of medical studies with the publication of the treatise De medica historia mirabili libri sex (Mantova, Francesco Osanna, 1586) a systematic collection of practical cases observed throughout his professional activity (C. Grandi, 2012).

Music, which 'framed' academic lectures in the context of an ideal banquet of all the arts, precisely in the Accademia degli Invaghiti saw the triumph of the first undisputed masterpiece of melodrama at Italian and European level, where «tutti gli interlocutori parlano musicalmente»: La Favola d'Orfeo, performed during Carnival of 1607, was set to music by Claudio Monteverdi with text by the Mantuan Count Alessandro Striggi, academic Invaghito under the name of il Ritenuto (P. Besutti, 2012). Orpheus, the poet of love who does not fear the pains of the Underworld for the sake of his beloved Eurydice, who even though overcome and gravely wounded continues to make his song of love heard is a subject indissolubly linked to the Gonzaga and Mantua given that its humanistic imprint, though drawn from classical Greek and Latin sources (Virgilio and Ovidio), was created by Angelo Poliziano (Montepulciano 1454-Florence 1494) during his stay at the Gonzaga Court in 1480, under the auspices of Cardinal Francesco, who supported the literary elaboration «per spettacolo e musica» (Chambers, 1992, p. 71). The genesis and the original significant destination of the text therefore assigns to Striggi-Monteverdi’s re-elaboration of the myth, a far from random elective continuity with the Gonzaga culture and specifically with that of Cardinal Francesco Gonzaga, with whom also begins reflection on the Mantuan academic culture.

3. The Seventeenth Century and the Splendour of the Eighteenth Century

In the early Seventeenth Century, the Accademia degli Invitti was established in Mantua, while the Accademia degli Invaghiti, protected by the dominant Gonzaga, was housed in the Palazzo Ducale from 1610. After the sack of Mantua in 1630 the Accademia degli Invitti, as witnessed in 1643, was under the patronage of Don Giovanni Gonzaga, natural son of Vincenzo II, and it was hosted in his palace which had previously belonged to Cesare, the same original seat as the Accademia degli Invaghiti. A few years later, towards the end of the Century, the Invitti changed their name to the less intrepid one of the Timidi, incorporating the Accademia degli Imperfetti into their association.

The life of the Academy fortunately did not follow the fortunes of the Gonzaga dynasty: Ferdinando Carlo Gonzaga Nevers, an ally of France, Castile and Bavaria in the War of the Spanish Succession lost the Duchy on April 2nd 1707 after the defeat of the alliance; his lands came under Hapsburg control and his title was revoked for felony by the Diet of Regensburg on June 30, 1708. Despite the end of the Gonzaga rule, the Accademia dei Timidi remained vital and active as is documented by the records conserved in the academic archive, which attest to the regular meetings convoked from 1686 until 1767 (L’Archivio storico, 2013); the activities of the institution is confirmed also by Mantuan chronicles' (S. Gionta, 1570, a cura di A. Mainardi, 1844, pp. 235, 241).

A dispatch from Emperor Charles VI, dated 1738, to Count Luigi Cocastelli, deputy Governor of Mantua, suggested that it was important to restore the splendour of the Academy that was named as de' Nobili Studiosi. So in 1747 Marquis Carlo Valenti, Àrcade in Rome, founded in Mantua the Colonia Virgiliana degli Àrcadi. Maria Theresa of Austria (Vienna 1717-1780; Empress since 1765), by Imperial decree in 1752, ordered that it meet in Palazzo Ducale.

It had as its emblem (still used today by the Accademia Nazionale Virgiliana), ribbons of rustic oats suspended on four palms which spring from the shores of waters in which a swan is floating and adorned with Virgil's motto Tibi Mantva Palmas ([I will bring back] the palms to you Mantua), Georgiche (III, 10-15): «Primus ego in patriam mecum, modo vita supersit,/ Aonio rediens deducam vertice Musas;/ primus Idumaeas referam tibi, Mantua, palmas/ et viridi in campo templum de marmore ponam/ propter aquam, tardis ingens ubi flexibus errat/ Mincius et tenera praetexit harundine ripas» (First, returning to my homeland, if life is still with me, I will lead the Muses with me, taken from the Aonion peak; first, O Mantua, I will bring the [triumphal] palms of Idumea to you and in a green field I will build a marble temple near the waters, where the great Mincio flows in slow loops, edged on its banks by soft reeds).

On July 20, 1767, the Empress and her co-Regent son Joseph II, with a dispatch to the Governor of Lombardy, Count Carlo Firmian, stressed the need for the Academy, to become an institution open to socially useful studies, feeling that the single discipline of eloquence/oratory and poetry was too restrictive. In a subsequent dispatch (November 9, 1767), these studies were defined and organized into four faculties: Philosophy, Mathematics, Experimental Physics, Belles-Lettres. The decree of March 4, 1768 officially transformed the name of the association into the Royal Academy of Sciences and Letters: the Colonia Arcadica Virgiliana was therefore enriched by these new disciplines, Count Carlo Ottavio di Colloredo was elected as first Prefect of the new institution and was appointed on May 3, 1768. He was assisted by three councillors to constitute the President's Council. Count Gherardo d'Arco, historian and political economist succeeded Colloredo.

            On May 29, 1769 the Royal Academy incorporated firstly the Teresian Academy of Painting, Sculpture and Architecture which was founded in 1752 by the painter Giovanni Cadioli (enriched in 1764 by the School of gypsum and geometry founded by the Marquis Tommaso Arrigoni) and, secondly, the Philharmonic Academy founded in 1761 by the harpist Leopoldo Micheli: its new name became the Royal Academy of Sciences, Letters and Arts.

           Imperial support was crucial not only for the renewal of the disciplines within the institution, but also for the enrichment and structural modernization of the Academic Building. Already in 1767 a session of the Accademia dei Timidi had decided to restore the primitive theatre, built before 1565 by Cesare Gonzaga in the eastern wing of his palace (Bazzotti, 2012). In the early years of the Eighteenth Century Francesco Galli Bibiena had already taken the measurements of the old theatre and proceeded to provide a list of materials to be purchased in order to restructure it. Between August 1767 and April 1768, Antonio Galli Bibiena (Parma 1697-Milano 1774), nephew of Francesco, was responsible for the complete realization of the new theatre, precisely in the same period in which the cultural rebirth of the academy was launched. He transformed the pre-existing structural constraints into virtues of the building and with brilliant insight, adopted the innovative bell-shaped form (as he subsequently did, 1771-1774, for the theatre of the Quattro Cavalieri Associati in Pavia); an innovation which aroused great admiration (Bazzotti, 2012). A short while later, on January 16, 1770 a concert was held in the new academic theatre by the young Wolfgang Amadeus Mozart. The building was praised enthusiastically by Leopold Mozart, who wrote to his wife describing it as the most beautiful theatre in the world.

            A few years later, between 1773 and 1775, thanks to the support of Imperial authority, the Academic Building was completely rebuilt. It was designed by Giuseppe Piermarini (Foligno 1734-1808) under the supervision of Paolo Pozzo: the building acquired the neoclassical appearance that characterizes it; the central main body of the facade is more prominent than the two side wings and the whole is decorated with paired ionic columns which frame a double row of large windows (C. Togliani, L. Volpi Ghirardini, 2009; C. Bonora Previdi, 2012).

            The function performed by the Academy in welcoming scholars from different disciplines and in the discussion of their works was very important. Particularly prominent in the Academy was the book by Cesare Beccaria (Milano 1738-1794), Dei delitti e delle pene (Livorno, Stamperia Marco Coltellini, 1764), due to its impact to the society and for the global consensus left, for the primary role attributed to Italy and to Europe in the criticism of the death penalty and the humanisation of punishment. On January 12, 1768, the author, in a letter addressed to the Prefect of the Academy expressed gratitude with these words: «Posso ben chiamarmi fortunato della mia operetta sopra i delitti e le pene se ha meritato il compatimento e l’approvazione di codesta Reale Accademia. Non potrei immaginarmi mercede maggiore e più conforme al mio modo di pensare, ed al carattere che professo di amico dell’uomo, di tale approvazione. Ricevo di questa un ben significante attestato nell’onore di essere aggregato alla Reale Accademia istituita dalla clemenza di Sua Maestà.» (P. Gualtierotti, 2012; L’Archivio storico, 2013).

            Cesare Beccaria was active in the stimulating surroundings of the Illuminist circle of Milan, encouraged by the reformist policy of Maria Theresa of Austria. He was a profound researcher into the foundations of criminal law and was closely linked to the brothers Pietro (Milan 1728-1797) and Alessandro Verri (Milan 1741-Rome 1816). They were strenuous denouncers of the inhuman conditions of prisoners, strongly debated in the Accademia dei Pugni, within which the three intellectuals matured their reflections on the reform of punishments. This Academy, founded in Milan in 1761 by Pietro Verri, had its seat at his home and had among its glories the foundation of the magazine «Il Caffè», of which Verri was the chief editor. He was a philosopher, economist and scholar, author of the Osservazioni sulla tortura (1777, edited by Pietro Custodi in 1804) from which Alessandro Manzoni took the inspiration for his Storia della colonna infame. On January 10th, 1768 Pietro Verri, expressed in a letter a very flattering judgment of the Academy, thanking the authorities for his academic license: «La Reale Istituzione è uno dei più chiari argomenti del secolo illuminato a cui ci ha riservati la provvidenza, e la città di Mantova, che fino dai più remoti tempi cominciò a distinguersi fra tutte col dar l’essere al Principe degli Epici, meritava di essere anche contraddistinta ai nostri giorni con dare incitamento ed esempio alle altre città di scuotere il giogo dell’ignoranza e de’ pregiudizi, né poteva di meno attendersi dalla somma sapienza e magnanimità dell’Augustissima Istitutrice.» (Gualtierotti, 2012; L’Archivio storico, 2013).

            In 1770s new academic institutions soon joined the Royal Academy of Sciences, Letters and Fine Arts: around 1770 the Surgical Colony was founded and in 1772 extended its skills to became the Medical-Surgical Colony. Particularly important from the point of view of Imperial reforms which aimed at general progress in the agricultural sector, was the creation of the Agriculture Colony in 1770. It was directed by the Hapsburg administration official, the Quaestor Joannon de Saint Laurent, who made it an association for studies, experiments and researches, for which the Empress granted rural lands around the Te and Favorita palaces (E. Camerlenghi, 2012). In 1771 the Arts and Crafts Colony (organized into three sectors: clothing, metallurgical and manufacturing) was founded and in 1777 the free Music School (vocal and instrumental) was added.

            Thus reorganised and attended by high-profile European personages, and thanks also to the range of the subjects covered and the means with which it was supplied, the Academy assumed a major role in the culture of Mantua, Lombardy and Europe, establishing extensive relationships with international institutions. The Academy, thanks to the variety of subjects covered, had acquired characteristics more similar to those of a University than a simple cultural association. All higher education in the city referred to the Academy, whether for programmes, professorships or faculties, and its modernity consisted in its sensitivity to the territory’s needs, with public initiatives, competitions and the publication of the best writings (V. Colorni, 1963, pp. 5-23: 11). On May 10, 1773, in a message sent to Count Firmian, Empress Maria Theresa of Austria expressed her satisfaction for the «progressi che fa in Mantova la R. Accademia delle Scienze e Belle Arti, colle differenti Colonie di altre Arti, alla medesima aggregate […] dopo le provvidenze da Noi date negli anni passati, per farvi prosperare l’industria ed il buon gusto». The institution received from Her Imperial Majesty the gift of her own portrait, and that of her consort Francis I (Nancy 1708-Innsbruck 1765; Emperor since 1745) as well as that of her son Joseph II (Vienna 1741-1790) who had been associated with his mother’s reign as regent from 1765 to 1780.

With the inauguration of the Academic Building, which in June saw a whole week of literary meetings (Gionta, 1570, ed. 1844, p. 277), Empress Maria Theresa of Austria minted a medal designed with her effigy on the obverse side with the inscription: m. theresia avgvsta. and on the reverse side the front of the new Academic Building with the epigraph: alendis civivm stvdiis./ mantvana academia novis institvtis avcta ciɔiɔcclxxii. (Nourishing the studies of the citizens/The Mantuan Academy increased in the year 1772 by new institutions).

The high quality of the studies, and of the topics discussed in the academic classes meant that the most learned minds of the various branches of knowledge aspired to be admitted and to belong to the academy. Alessandro Volta (Como 1745-1827) in a letter dated March 22, 1777 wrote: «Reputo a mia somma gloria l’essere stato ascritto a cotesta R. Società delle Scienze e Belle lettere […]» and advancing the solemn purpose of its cultural commitment to the Academy submitted «di buon grado al giudizio di Essa cotal mia operetta.» (L’Archivio storico, 2013), that is, deducing from the date, the Lettera sull’aria infiammabile nativa dalle paludi (Milano, Giuseppe Marelli 1777), treating methane, a gas produced in the marsh lands. This suggests how current events and new knowledge lived side by side with the cult of classical antiquity (Gualtierotti, 2012). Amongst the members of ​​the now renowned Academy, together with Alessandro Volta were personalities crucial to the European Enlightenment: Giuseppe Parini, Ippolito Pindemonte, Lazzaro Spallanzani, Melchiorre Cesarotti and Girolamo Tiraboschi.

The last quarter of the century saw the adaptation of the Statutes of 1767 to the new life and more complex organization of the institution, with the new code approved by the Emperor Francis II in the dispatches of February 17 and December 22, 1794.

4. The End of the Eighteenth and early Nineteenth Century: the decline of the glory and the Academy’s survival

From May 1796 to October 1797 the French Revolution marked a period of inactivity for the Royal Academy, due to its Austrian origins. However after the capitulation of the Imperial forces on February 2, 1797, Napoleon wrote on March 8, assuring of his will to maintain and improve the institutions related to education, and entrusting control to the Administrative Commission for Mantua, led by General Alexandre Françoise de Miollis. He was a great lover of the classics and in particular of Virgil and he wanted the institution to be re-named Virgilian. That had already been the intent expressed in 1747 by Marquis Carlo Valenti, founder in Mantua of the Colonia Virgiliana degli Àrcadi. A decree of May 31, 1797 awarded then to the Accademia Virgiliana di Scienze Lettere ed Arti a grant of £. 100,000. The institution thus went through a period of tension first for the ideological hostility of the Jacobins and then for the return of the Austrians, followed in 1801, by that, far more traumatic, of the French again. The Academy then saw itself despoiled of its assets and the cessation of its functions due to its exclusion from public funding.

With the decline of the Napoleonic era, during the decades of the Restoration (Mantua remained under Austrian rule till 1866, five years after the Unification of Italy) the Academy languished in a demeaning oblivion, with the exception of the rebirth, while very late, of the Academy's Museum, due mainly to the determination of Count Carlo d'Arco (Mantova 1799-1872). The Museum had its first form between 1774 and 1790, through the initiative of the Austrian Imperial House, finding in the academicians its real creators.

Placed in its first form in the Palazzo degli Studi (located behind the building of the Academy and together constituting a real system of cultural institutions) it consisted originally of the Marble Gallery, the Natural History Museum and the Numismatic Cabinet. It was then reduced to only one gallery that collected statues and antique bas-reliefs. Count D'Arco also opposed the degradation by printing in 1837 the catalogue of the Museum of the Royal Academy in Mantua, illustrated by his own hand on a text written by the archaeologist Giovanni Labus of Brescia. From this input then began the systematic gathering of artifacts and valuable monuments of every age, even to the most remote Roman vestiges, previously, scattered in various places of the city and the territory, aided by the enthusiastic collaboration of many Mantuan noble donors and connoisseurs, such as Alessandro Ghirardini, whose generous donation of coins and medals was able to revive the ancient numismatic section.

The Museum was established in the Academic Building on April 22, 1852 under the direction of the Count D'Arco, even though after a short span of time, institutional interference and bureaucratic burdens complicated its running, as is evidenced by the director's strong protests in 1864 (Bazzotti, 2001, pp. 105-112).

5. The Second Nineteenth and the Twentieth Century

Marquis Antonio Guidi di Bagno was appointed by the Emperor Prefect of the Academy in 1861 and he was authorized to bring it back to life with the election of new members and the reorganization of the statute. The new Academy was inaugurated on January 29, 1863, recognized by imperial decree on January 22, 1865, and «tolta da uno stato di umiliante oblio e vergognosa inoperatività a cui giaceva da quarant’anni», as Count Carlo d'Arco commented.

When Mantua entered the Regno d'Italia with the plebiscite of 1866, the Academy finally found its new configuration thanks to the Prefect, the patriot Count Giovanni Arrivabene. He gave it a very liberal imprint, thanks to the experience in the economic and social fields that he had gained in the different European cultural contexts in the years of his exile notwithstanding the inspiration of the government orientation known as the Destra Storica (Historic Right-Wing). He held the position as director until 1881, when he was succeeded by the historian and scholar Giovanni Battista Intra.

The end of the century saw the fervor of humanistic and of local-historical research: the papers produced were given public readings in the meetings and then they went to press. In 1863 this activity took the form of the «Raccolta degli Atti e Memorie della Virgiliana Accademia», then simply «Atti e Memorie», whose pages attest to the vigor of the papers and the large variety of famous names of authors, at national and European level, such as those just to cite a few, of Carlo d'Arco, engaged in the civic and political life of the city, historian of economy, art, culture and municipal affairs; the historian Luigi Carnevali, the learned archivist Stefano Davari, the Greek and Sanskrit scholar Gaspare Dall'Oca (R. Peca Conti, 2012), the pedagogue Roberto Ardigò, member also of the Accademia dei Lincei (M. Artioli, 2004, pp. VIII-IX); to end with the names of members, now in the new Century, of the archivists Pietro Torelli and Alessandro Luzio, the historian Romolo Quazza, the Latinists Anacleto Trazzi and Concetto Marchesi, also a member of the Accademia dei Lincei.

At the end of the Nineteenth Century the Academic Building had its last structural change, with the extension of the external lateral side which became possible in 1890-1891 after the demolition of the Madonna del Popolo church and the creation of the Piazzetta Dante Alighieri.

In the early years of the new Century, from 1907 to 1928 the Academy was led by the Art historian Antonio Carlo dall'Acqua. He was member also of the Commission for the preservation of monuments, objec d’art and antiquities for the province of Mantua. He was the author of studies as: L'arte del Quattrocento a Venezia (Mantova 1904), and monographies regarding Properzia de' Rossi, Giambattista Tiepolo, Canaletto, Longhi, Giovanni Segantini.

At this time one of the names that stands out amongst those of the talented accademics is that of Carlo Cipolla (Verona 1854-Tregnago 1917), philologist of historic sources who graduated at the Studio of Padua where he was taught by the distinguished paleontologist and paleographer Andrea Gloria and the historian Giuseppe De Leva; he was the author of important publications from the first: Fra Girolamo Savonarola e la costituzione veneta (1874), to the more celebrated Storia delle Signorie italiane dal 1313 al 1530 (Milano 1881) and the volumes Documenti per la storia delle relazioni diplomatiche fra Verona e Mantova nel sec. XIII (Milano 1901) and the volume for the subsequent XIV Century (Venezia 1906) (R. Manselli, 1981; G. Gardoni, 2012).

In the first half of the Twentieth Century the studies on Virgil were intensified and they were crowned in 1930 by the birth’s bimillenary celebrations, for which the Academy promoted the edition of the poet's works, edited by Giuseppe Albini and Gino Funaioli, which still remains of fundamental importance, while numerous volumes gathered a large amount of critical studies that were added to those printed in «Atti e Memorie». Besides the latter, the Academy promoted the series Monumenta, for large works and studies of medieval paleography and Miscellanea for extended scientific studies.

In the early decades of the Twentieth Century a prominent figure in the Accademia Virgiliana was Pietro Torelli (Mantova 1880-1948) who, initially as an academic from 1910 gave rise to a vigorous renewal of the institution through the rigor of his paleographical research and studies regarding the age of the medieval city-republics; in 1919 he was elected Vice-Prefect, then Prefect from 1929, leading through the difficulties of Fascism and the Second World War. After the war, the Academy was able to recover and resume its cultural activities thanks to his great moral and cultural stature and to his vigorous action. He served as academic Prefect until the end of his life, which was crowned by his election to the Senate of the Republic in 1948 (Gardoni, 2012). Amongst his most celebrated rigorous historical works, appreciated above all for its clear philology, is the critical edition of the Accursio Glossa of the Corpus iuris civilis (Bologna 1934).

From 1948 to 1961 the presidency was helded by Eugenio Masè Dari, a Professor of Political Economics at the University of Modena, he was a pioneer of Econometrics and author of Economic History studies such as: M. T. Cicerone e le sue idee sociali ed economiche (Torino 1901), Ludovico Antonio Muratori e l'economia politica (Modena 1927).

Vittore Colorni was President from 1961 to 1972, a scholar of Medieval Law and of Judaism, particularly of Jewish communities of Northern Italy and the Po Valley. Professor of Ecclesiastical Law and then of History of Italian Law, he became Dean of the Faculty of Law of the University of Ferrara. His name is linked to important essays like the one on Abraham Conat, primo stampatore di opere ebraiche a Mantova e la cronologia delle sue edizioni (Firenze 1981) and to works such as Il territorio mantovano nel Sacro Romano Impero (Milano 1959), Legge ebraica e leggi locali (Milano 1945).

From 1972 to 1991 the academic President was Eros Benedini, a prominent surgeon who distinguished himself in cutting-edge surgical techniques. He increased the prestige of the institution organizing important academic meetings not only regarding scientific disciplines, but also concerning history, classics and arts (Mantova Città Festival in 1974 and 1977, celebrations for the bimillenary anniversary of Virgil’s death in 1981). He was the promoter of the recognition obtained by the Accademy with the attribution of the status as “Nazionale” (D.P.R. May 8, 1981 n. 371). Strengthened by this new dimension the Accademia Nazionale Virgiliana enlarged its relationships and connections with Italian and foreign institutions, and increased its editorial production, which allowed for exchanges of publications with national and international universities and cultural institutions.

Amongst the presidents who marked the progress of the Academy with their fame and their works we should also enumber Claudio Gallico, in office from 1991 to 2006 (the date of his death), for his distinguished studies regarding Claudio Monteverdi. A musicologist, he was a member of the Academy of Santa Cecilia and of several prestigious scientific associations. His final work, naturally linked to the Bibiena Academic Theatre, was to set to music and conduct La Fabula d’Orpheo.

Giorgio Bernardi Perini, who succeeded Claudio Gallico (in office until 2009), former Professor of Latin Literature at the University of Padua, is one of the top scholars of the Mantuan macaronic poet Teofilo Folengo. He is the director of the literary review «Quaderni Folenghiani» and Chairman of the Scientific Committee of the International Prize Virgil by which, every year at the Academy, the Latin poet is celebrated on the occasion of his birthday. As a happy conclusion to this annual cultural event, as well as to other meetings organized by the Academy, a concert is held in the Bibiena’ Theatre performed by the Ensemble Archi dell’Accademia.

From 2009 to 2011 (the date of his death), the Academy was chaired by Giorgio Zamboni physician, head of the Pedriatric Department of Mantua Carlo Poma Hospital and Professor of the University of Verona. He was a profoundly learned scholar of humanistic culture and in particular of Philosophy, in which he held a degree, and a lover of music. From this great passion came the legacy of his rich music collection to the Academy.

Since 2011 the lawyer Piero Gualtierotti has been President of the Academy. His cultural interests and publications range from strictly professional legal questions to historical research centred around Pietro Aretino, Matteo Bandello, Luigi Gonzaga, the Gonzaga court at Castel Goffredo and Giuseppe Acerbi. Piero Gualtierotti is also the director of literary review «Il Tartarello», active over the last 36 years, that publishes studies, writings and documents regarding important figures in Mantuan history.

The Institution has promoted over the years major meetings and essential cultural publications, which celebrate poets like Virgil and Teofilo Folengo, humanists and writers and artists associated with the Gonzaga Court such as Vittorino da Feltre, Leon Battista Alberti, Andrea Mantegna and Giulio Romano.

In 2012 the Accademia Nazionale Virgiliana joined the National Union of Italian Academies that consists of only 12 academies and is currently chaired by the Accademia Nazionale dei Lincei.

Bibliography

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